
CLOUD (2022)
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30 minuti
Versione Extended 1 ora e 30 minuti
Un progetto di Giovanfrancesco Giannini / disegno luci e direzione tecnica Valeria Foti / ricerca e curatela Gianmaria Borzillo, Denis De Rosa, Giovanfrancesco Giannini, Antonia Treccagnoli / produzione Körper / in coproduzione con Ariella Vidach - AiEP, Santarcangelo Festival / con il sostengo di AMAT, nell’ambito di “Marche casa del teatro Residenze d’artista” con Comune di Pesaro, Regione Marche e MiC, La Briqueterie CDCN du Val-de-Marne et Théâtre de Vanves - Scène conventionnée d’intérêt national “Art et création” – Paris / con il contributo di MiC - Ministero della Cultura e Regione Campania, Istituto Italiano di Cultura di Montreal, Dom Utopii - MiÄ™dzynarodowe Centrum Empatii, Cracovia / selezionato per Tanzmesse 2022 - Open Studios, NID platform 2021 - Open Studios, DNAppunti coreografici 2019.
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CLOUD è una riflessione sulla politica delle immagini e sulla rappresentazione mediatica dei corpi. Lungo un percorso costellato di input digitali – fatto di immagini e video che riflettono il nostro sguardo sui problemi dell’epoca contemporanea – Giovanfrancesco Giannini accompagna il pubblico in un viaggio nel vortice del web e della comunicazione, in un personale archivio dati, nella propria memoria individuale. Lo spazio scenico si apre al reale, connettendosi a geografie remote in un affresco mediatico che incorpora e tenta di restituire tutte le informazioni: il corpo diviene testimone e medium dei contenuti che il database condivide seguendo flussi di movimento che si cristallizzano in immagini. Un corpo che perlustra, ma anche un corpo che tenta di “rifigurare” e testimoniare il mondo visibile.
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ENG
CLOUD is a reflection on the politics of images, on the media representation of bodies and the violence against them, and on memory as an archive of moving data – real and virtual. Along a path lined with digital inputs – made of images and videos that reflect our look on the issues of the present – Giovanfrancesco Giannini takes the audience on a journey through the whirlwind of the web and his personal archived memory. The scenic space opens up to reality, connecting remote geographies in a media portrayal which incorporates and reflects all kinds of information: the body becomes both a witness and a medium for the content shared by the database, following the flow of movements that crystallize into pictures. The body searches, but it also tries to reconfigure and witness the visible world.

